Il trench retrò degli anni 60
09/01/2018
 




Tra gli ingredienti che hanno maggiormente segnato il successo di questo evergreen dell’azienda empolese, l’idea di riproporre l’autentico trench retrò anni ’60, prendendo spunto dai loro stessi archivi stilistici.

Un capo autentico, dalle linee classiche ma declinabile secondo il proprio stile e gusto personale, adatto agli amanti della tradizione e di un capo da interpretare in modo sempre nuovo.
L’idea è quella di rilanciare i modelli iconici del marchio, come Martin, Gilbert, Tony per la moda maschile e Nelson e Connie per la moda femminile, diventati ormai must have del brand toscano.
 


Gabardine resinate che col tempo acquistano un’allure “vissuto” e un netto ritorno ad un chiaro stile britannico, dai tessuti robusti, con la riscoperta del cotone triplo ritorto e dalle cordature in contrasto.

Must have assoluto di stagione è il velluto a coste, reinterpretato in collezione con una chiave classica ed elegante ma allo stesso tempo dinamica e di grande tendenza.

Un profondo lavoro di ricerca, in particolare di lane impermeabili, con un focus sulla lana shetland, originaria dell’omonimo arcipelago inglese, dalle origini antichissime e dal filato sottile, così come nella rivisitazione del loden in lana rocciatore.

Fedeli all’origine militare del trench, l’azienda toscana riscopre il panno militare in lana riciclata ed eco sostenibile, dalla tipica colorazione grigio azzurra.

Ancora una volta, l’Impermeabile ci accompagna in un viaggio nello stile italiano, in questo caso attraverso alcune delle più grandi pellicole cinematografiche, costruito su capi iconici della tradizione, lavorati artigianalmente e che si contraddistinguono per il continuo aggiornamento e ricerca.






L’IMPERMEABILE
Il suo nome viene dall’inglese ‘‘trench coat’’, cioè cappotto da trincea.
Il trench ha una storia, ultracentenaria, che sembra un romanzo.
Fu per la prima grande guerra che il ministero della guerra inglese, fece una grossa commessa al sig. Thomas Burberry di un modello che fosse a meta’ strada fra un impermeabile d’ordinanza ed un cappotto. Un capo che risultasse pratico e che proteggesse dalla pioggia, dal vento, dal fango e che non impedisse i movimenti….
E trench fu!
L’anatomia del trench coat prevedeva: allacciatura a doppiopetto, spalline, sottogola per evitare che l’acqua entrasse dal colletto, mantella corta sulle spalle per ripararle ulteriormente, un profondo sprone dietro, tasche di sicurezza, maniche stringibili con cinturino per frenare il vento. Altra caratteristica era la cintura in vita, provvista di anelli a d capovolto in modo da potervi appendere binocoli, guanti, custodie per mappe, fino alle bombe a mano. 
La lunghezza del trench coat arrivava alla caviglia in modo da coprire le gambe e proteggerle dalle intemperie. All’interno aveva una fodera estraibile che i soldati usavano per ripararsi dal freddo in tenda.
Il tutto realizzato in gabardina impermeabile creata appositamente. In genere veniva realizzata nel color kaki.
Il nome gabardina viene fatto risalire al nome dei mantelli da lavoro indossati dagli artigiani francesi nel periodo del rinascimento.
Si tratta di un tessuto filato e pettinato, di un certo peso e dalla mano fine ed asciutta e dall’aspetto ben finito ed un po’ lucido. 
Tecnicamente la gabardina e’ un tessuto molto chiuso e compatto, con una superficie rasata e segnata da costine ben inclinate (diagonali e piu’ evidenti sul diritto). E’ un tessuto elegante che ben si addice ai tagli di sartoria, ma anche molto versatile e continua ad essere l’ideale, da oltre 100 anni, per realizzare il trench coat.
La gabardina si realizza in lana, in cotone ed in fibre miste.
Per la sua pesantezza, i capi creati in gabardina, sono l’ideale per la mezza stagione.
 
 


Finita la guerra il trench entra nei negozi diventando un capo acquistabile da tutti, sia per le sue doti di praticita’ e versabilita’, sia perche’ andava a costare meno del cappotto.
La sua consacrazione inizia negli anni 40, grazie alle dive ed agli attori del cinema che lo utilizzano per i loro personaggi. Da Greta Garbo, a Marlene Dietrich, a Marilyn Monroe… Fino ad Audrey Hepburn donna dalla classe innata, attrice e modella che non ostentava la sua femminilita’ semplice e lussuosa allo stesso tempo e che fa del trench un’autentica icona. Fra gli attori spiccano Humprey Bogart, Dick Tracy, Peter Falck e Peter Seller. In poche parole, senza il trench coat, non avremmo avuto il tenente Sheridan, il tenente Colombo, ne’il film Casablanca, ne’ la saga della Pantera Rosa. Sempre portato col colletto alzato, il trench diventa immancabile in ogni film noir, quasi irradiasse un alone di intrigo e di mistero. Un capo severo ed androgino che esalta il fascino di chi lo indossa.   Rimane indimenticabile nel film del 1982 Blade Runner, del visionario Ridley Scott, dove Harrison Ford si muove agilmente in scenari futuristici protettto da un intramontabile ed audace trench coat.
 
 


In Italia la prima produzione di impermeabili si ebbe nel 1907 nella citta’ di Empoli, in Toscana, grazie alla ditta Barbus (Bartalucci e Busoni).
Nei successivi anni la produzione empolese crebbe moltissimo,  a dismisura, se si pensa che un sesto dei trench coats distribuiti nel mondo erano prodotti ad Empoli,  e che nel 1943, prima dei bombardamenti della seconda guerra mondiale,  il distretto empolese era una cosi’ grossa realta’ che contava 66 ditte ed impiegava ben 20.000 addetti, ( molti dei quali erano donne che lavoravano a domicilio ), ed aveva ormai raggiunto un know-how tale da essere leader mondiale sorpassando pure le ditte inglesi.


Fu in questi anni che nacquero ad Empoli le confezioni Landi.
Tramandata gelosamente di padre in figli, la ‘‘Landi’’ è rimasta oggi una fra le ditte tradizionalmente specializzate nella creazione degli autentici impermeabili empolesi che hanno
fatto la storia del Made in Italy nel mondo. 
Oggi la famiglia Landi, certa che proprio in versione classica il trench regga l’usura degli anni, e’ orgogliosa di andare a riproporli, proprio in versione tradizionale, aggiornandola solo per quel poco che occorre. Vengono usate le stesse tecniche di lavorazione, la stessa cura nei particolari, e si tuffa nell’impresa con la stessa dedizione e lo stesso amore di allora…
l ’amore di sempre. 
Va a riproporli in quella versione rigorosa ed audace che in 100 anni ha fatto incetta di ammiratori, convinta di andare ad incontrare i gusti ed i sogni di un consumatore attento e raffinato che non rinuncia al culto della propria immagine.  Un personaggio che sa osare e gode a distinguersi in una societa’ globalizzata che ci vorrebbe tutti uniformati.



 
 
 
 
 
 
Home | Chi Siamo | Notizie | Tessile | Calzature | Accessori | Beauty Wellness | Uomo | Bambino | Luxury | Saloni - Eventi | Distribuzione | Contatti | Riservata
moditaliamagazine.com
Via Zuavi, 56. 20077 Melegnano (Milano) Italy
Tel: +39 3474350759- e-mail: info@moditaliamagazine.com
Partita Iva 04488600968 - Note Legali
Seleziona La lingua per tradurre il sito web - Select the language to translate the Web site - Sélectionnez la langue à traduire le web - Seleccione el idioma para traducir la página web

Questo sito utilizza cookie.
Visitando questo sito web si autorizza l' impiego di cookie. Per informazioni dettagliate sull' impiego dei cookie in questo sito web invitiamo a cliccare su "Maggiori informazioni".
Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su OK si accetta la nostra Policy sui cookie.


OK  -  "Maggiori informazioni"